Fondi pensione
Iniziare la previdenza complementare da giovani è una scelta che moltiplica i vantaggi. Hai più tempo: l’interesse composto lavora per te e piccole cifre diventano capitali importanti. Puoi partire con versamenti contenuti, aumentandoli quando il reddito cresce. Benefici subito del risparmio fiscale: i contributi sono deducibili entro i limiti di legge. Diversifichi il tuo futuro: affianchi alla pensione pubblica una seconda gamba privata. Gestisci meglio il rischio: con un orizzonte lungo puoi usare linee più dinamiche e recuperare la volatilità.
Se sei dipendente, puoi destinare il TFR e, dove previsto, ottenere contributi aziendali. I costi pesano meno nel tempo e il rendimento netto beneficia dell’effetto orizzonte. Hai flessibilità: sospendi, riprendi, aumenti o riduci i versamenti in base alla tua vita. Il montante è portabile: lo trasferisci ad altri fondi se cambi lavoro o esigenze.
Sono previste anticipazioni per eventi importanti (salute, prima casa, altre necessità). La tassazione su rendimenti e prestazioni è agevolata rispetto ad altre forme di risparmio. In breve: partire presto significa spendere meno oggi per avere più libertà domani.
Negli ultimi decenni l’Italia ha riformato le pensioni per l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite: meno lavoratori che versano, più pensionati. Il vecchio sistema “retributivo” (assegno legato all’ultimo stipendio) è risultato insostenibile. Con la riforma Dini (1995) si è passati al contributivo, dove la pensione dipende da quanto versi lungo la vita lavorativa. Con la manovra “Salva Italia” (2011) sono stati irrigiditi i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata. Obiettivo: rendere il sistema più equilibrato e
sostenibile nel tempo.
I tre pilastri del sistema previdenziale
Dal sistema retributivo al contributivo
Con il passaggio al sistema contributivo sancito dall’ultima riforma (Monti-Fornero, introdotta con il decreto-legge 6 dicembre 2011), la pensione pubblica sarà in futuro commisurata ai contributi personali versati da ciascun lavoratore. Logica conseguenza di questa riforma sarà la riduzione delle pensioni pubbliche.

Il termine GAP previdenziale indica la differenza (espressa in percentuale) tra l’importo della prima pensione e l’ultimo stipendio percepito durante la carriera lavorativa.
L’individuazione del fabbisogno previdenziale avviene attraverso tre fasi:

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